Alla scoperta di luoghi particolari con le Rocce vaganti, un gruppo di amici amanti dell’avventura. Ecco la ferrata dell’Orrido di Foresto

Le “Rocce vaganti” alla scoperta della ferrata dell'Orrido di ForestoSi chiamano “Rocce vaganti”. E sono un ristretto gruppo di amici che con questa denominazione pongono sotto lo stesso comun denominatore: l’amore per l’esplorazione. La necessità di comunicare e provare a 360 gradi le emozioni comuni che scaturiscono da luoghi particolari, li ha portati alla ferrata dell’Orrido di Foresto.

Le mete delle Rocce vaganti sono impossibili da raggiungere con le tradizionali gite sociali con un alto tasso di partecipanti. Infatti troppi e improponibili sarebbero i rischi a cui far fronte guidando un gran numero di persone poco preparate a determinate evenienze impreviste.

Una famiglia… vagante

Tra le rocce vaganti anche Lodovico Marchisio. Esperto di esplorazioni in diversi ambiti e contesti naturali, con i due figli Stella (che ora vive in Canada, ove continua a operare come istruttrice nel settore “montagna” dopo essere stata in Italia quella campionessa di free-climbing) e Walter (alpinista da sempre), hanno già esplorato canyon e grotte; discesi piccoli torrenti o scalato in inverno alcune cascate di ghiaccio. Questa è la più effimera forma dell’arrampicata, definita da uno dei più grandi alpinisti Valsusini scomparsi, Giancarlo Grassi, “L’urlo pietrificato” .

La ferrata dell’Orrido di Foresto

Tra le più belle fonti di avventura, adrenalina e spettacolo naturale allo stato puro, la Valle di Susa con la “Via ferrata dell’Orrido di Foresto”. Situata a un chilometro circa dopo Bussoleno, in direzione di Susa, si sviluppa all’interno di uno dei più spettacolari orridi attrezzati del Piemonte.

In tarda primavera, durante il disgelo è possibile assistere a degli effetti scenici sorprendenti come l’arcobaleno in più tratti. Uno spettacolo unico nel suo genere, favorito dalla ferrata che permette di risalire ben quattro salti d’acqua all’interno dell’orrido.

Incredibile da provare è anche la salita a fianco delle cascate, situata nel tratto più stretto dell’angusta gola. Specialmente quando la violenza dell’acqua “la fa da padrona”. Un’esperienza unica che offre anche l’opportunità di attraversare ben tre ponti tibetani. «Meglio non dilungarsi nella descrizione – conclude Marchisio – perché una perla così rara va aperta e gustata dal vivo».

C.P.