Alla scoperta dei sentieri in Val Grande di Rovegno e presso il Monte di Portofino. Entrambi chiusi per costituire una riserva naturale, sono visitabili con le guide

I sentieri (chiusi) in Val Grande di Rovegno e al Monte di Portofino

Si deve anche a problemi ambientali la chiusura di tanti sentieri definibili elettrizzanti per qualunque escursionista. Un esempio eclatante si trova in Val Grande di Rovegro, l’area wilderness più estesa d’Italia diventata area a protezione totale. Lo stesso dicasi per il Monte di Portofino.

Val Grande di Rovegro

Risale al 1991 la legge n. 394 che decreta l’istituzione del Parco Nazionale Val Grande. La valle è in seguito anche stata inclusa nel Sito di Interesse Comunitario (SIC) della rete europea Natura 2000 “Val Grande”.

Il parco comprende l’intera Val Grande, la laterale Val Pogallo e parzialmente le valli Vigezzo, Cannobina, Ossola ed Intrasca. All’interno del parco si trovano la Riserva naturale Val Grande (riserva naturale integrale e biogenetica) e la Riserva naturale Monte Mottac (riserva naturale orientata e biogenetica). Entrambe sono state istituite nel 1971.

Come fare per visitarlo

Gestito dall’Ente Parco Nazionale della Val Grande, con sede a Vogogna, ci si può rivolgere alle Guide ufficiali del Parco stesso per una visita accurata. In passato per le gite del CAI in questi luoghi si partiva da Rovegro, per un sentiero dell’acquedotto che fiancheggiava la strada sopra l’impetuoso torrente, arrivando al Ponte del Casletto.

L’itinerario

Da qui ci si immergeva nel canyon originato dal torrente San Bernardino sfruttando alcuni passi critici grazie a delle “pontegge” in legno e corrimano metallici (nelle gallerie sottostanti già allora ne era vietato l’accesso). Queste conducevano al Ponte di Velina che consentiva di traversare l’orrido per iniziare la salita verso Cicogna raggiungendo Velina.

Subito dopo si doveva superare un erto ed angusto canalino terroso facilitato da un cavo d’acciaio che permetteva di attraversare una “piodata” (ruscello laterale che si getta nel canyon) per raggiungere i ruderi di Baserga, Uccigiola e Montuzzo. Dopo si raggiungeva l’abitato di Cascè, un luogo finalmente aperto e dolce da cui facilmente si perveniva all’abitato di Cicogna (il centro più significativo della Val Grande) dal quale ad anello si tornava al punto di partenza. Pericoloso per mancata manutenzione oggi questo percorso è vietato da un’ordinanza del sindaco.

Monte di Portofino

Altro interessante esempio per l’argomento trattato, riguarda il Monte di Portofino. Istituito a Parco naturale regionale, si trova nella Riviera ligure di Levante, a circa 30 km ad est di Genova, nell’area geografica del Golfo Paradiso orientale e del Tigullio occidentale.

L’ente è costituito principalmente dai comuni di Camogli, Portofino e Santa Margherita Ligure. Quest’ultima è sede del parco e della Riserva marina di Portofino. Esso offre una gamma infinita di camminate ed è un vero paradiso per l’escursionista. Visto che i due tratti vietati al pubblico sarebbero i “sentieri” più adrenalinici e spettacolari della baia, per gli “assetati” di percorsi elettrizzanti va detto per inciso ai lettori anche questo.

La Via dei Tubi

Il primo dei percorsi a cui mi riferisco è la stupenda “Via dei Tubi” che collega a piedi San Rocco con San Fruttuoso. Attrezzata con catene ed una scaletta nel tratto più esposto del percorso per percorrerla vi sono diverse possibilità.

Se siete soci di associazioni o enti analoghi al CAI, gli accompagnatori titolati dai rispettivi sodalizi possono chiedere regolare permesso all’Ente Parco. Sennò è possibile rivolgersi direttamente all’Ente Parco per essere accompagnati.

La Torretta

Diverso è il discorso della “Torretta”. Quando si percorrono i sentieri situati nel lato meridionale del Monte di Portofino o si attraversa in battello il tragitto tra Punta Chiappa e San Fruttuoso, è impossibile non imbattersi con lo sguardo nel caratteristico profilo squadrato di questo manufatto, opera dell’uomo, che contrasta con l’ambiente selvaggio della natura circostante. Un cartello però ne vieta l’accesso e il sentiero con tratti attrezzati che condurrebbe alla cima, attualmente è interdetto agli escursionisti con pene pecuniarie.

LODOVICO MARCHISIO