Due nuovi libri per narrare la storia dell’ospedale psichiatrico della “provincia granda”. Documenti e immagini riproducono la vita nel manicomio di Racconigi

In due libri la storia e i documenti del manicomio di Racconigi

Sfogliando le pagine sembra ancora di udire i rumori del quotidiano, le voci, le storie. Addirittura gli odori. Fantasmi di un passato nemmeno troppo lontano raccolti nel volume “Archivio dell’Ospedale neuropsichiatrico di Racconigi”, edito da Hapax nella collana Archivi della Sanità.

In quest’opera Daniela Caffaratto (Soprintendenza Archivistica del Piemonte e della Valle d’Aosta) ha ordinato il lavoro di storici ed archivisti che sono entrati – e non solo fisicamente – dentro la vecchia struttura del manicomio di Racconigi. Lo stato di abbandono dell’edificio non ha spaventato l’equipe che ha operato in sinergia per realizzare un lavoro serio e scrupoloso.

Il manicomio come una prigione

I documenti scritti sono stati compulsati, interpretati e catalogati. Quelli materiali studiati e illustrati nelle loro funzioni. «Mi ha impressionato – spiega l’editore Riccardo Lorenzino – la quantità di chiavi ritrovate. Di diversi tipi e forme tra cui quella universale: il passepartout per entrare in ogni ambiente. Uno per l’ala maschile e uno per quella femminile».

Il volume racconta un mondo a sé, un ospedale che ha raggiunto anche punte di 1000 ricoverati. Un mondo autosufficiente e per molti anni chiuso. Più prigione che ospedale.

Poi, nel corso degli anni, un progressivo miglioramento

Con sperimentazioni terapeutiche e sociali. Nei casi in cui era possibile gli stessi pazienti svolgevano dei lavori. Molti di loro erano contadini e si dedicavano ai lavori agricoli.

Dagli archivi emerge anche la vivacità culturale dei medici. Spesso erano stimolati dal direttore di turno a imparare nuove lingue per leggere le novità scientifiche provenienti da paesi stranieri. In questo modo si mantenevano costantemente aggiornati per migliorare le terapie e l’approccio con i pazienti. Anche Cesare Lombroso ha lasciato la sua firma su alcuni documenti.

Il secondo volume

Abbinato al libro che ricostruisce la storia amministrativa, clinica, scientifica e sociale dell’Ospedale neuropsichiatrico è stato pubblicato un secondo volume raccoglie le immagini di Ugo Giletta. L’artista saluzzese ha reinterpretato alcuni ambienti, ricostruendo con le sue opere il clima della vecchia struttura. Senza essere invadente e senza “urlare” la sua arte costruisce volti di persone come se fossero uno, nessuno o… mille!

Importante l’apparato fotografico che ripropone documenti, volti e strumenti.

CRISTINA MENGHINI