Questo itinerario è solo per veri amanti dell’alpinismo. Il percorso è ripido e scosceso. Ma l’arrivo regala una vista spettacolare su Eiger, Munch e Jungfrau. Ecco come raggiungere la cima del Tschuggen, in Svizzera

Picco di Tschuggen: in Svizzera una guglia sconosciuta con vista sull’Eiger

ALCUNE MONTAGNE offrono orizzonti parziali, incompleti. Altre regalano invece orizzonti totali, stupefacenti, di pura ammirazione e, se possibile, di estasi. È il caso dello sconosciuto picco di Tschuggen sopra Grindelwald al cospetto della fenomenale trilogia Eiger, Munch e Jungfrau. Già questo fattore le conferisce un’importanza di primo piano.

La sua forma inoltre è quella che di più attraente si può sognare d’incontrare come cima ideale. Un triangolo perfetto da ovunque la si guardi. La meta ideale per ogni alpinista assetato di cime e di bellezze inebrianti. Il fatto più strabiliante è che sul luogo nessuno sa indicarti la via di salita e le sue reali difficoltà. Una cima veramente sconosciuta e a torto poco frequentata.

Tschuggen: l’itinerario

Dalla stazione di arrivo di Kleine Scheidegg (2061 m), si prosegue nella direzione opposta alla parete nord dell’Eiger prendendo una stradina chiusa al traffico a mezza costa, molto frequentata, che porta verso Mannlichen (stazione di arrivo della funivia che da Grund con intermedia a Holenstein conduce in questo sito con un albergo proprio sotto la nostra cima che da qui pare una guglia inespugnabile).

Per gli amanti dell’escursionismo è bello raggiungere questo ameno luogo perché si può continuare sulla pista chiusa al traffico godendo sempre della vista dei tre colossi: Eiger, Monch e Jungfrau, della nostra apparentemente inaccessibile cima (Tschuggen), raggiungendo invece facilmente sempre su stradina chiusa al traffico la stupenda cima del Mannlichen (2342 m).

Salire sul nido delle aquile

Per salire invece sul Tschuggen, arrivati in prossimità dell’impianto invernale omonimo, portarsi sulla pista di discesa e per la manutenzione sino ad arrivare alla stazione di arrivo. Da qui si ha la gradita sorpresa di trovare un sentiero. Transitando su una valletta colma di massi e piccoli dirupi conduce ad un pilastro artificiale proprio sotto la nostra cima.

Da qui una traccia ben battuta s’inerpica a zig zag sul ripido costolone. Sino al passaggio chiave che consiste in una paretina sporgente su un imbuto verticale tipico dei canaloni a pendenza estrema (guai cadere). Assicurare a corda chi soffrisse di vertigini o non fosse ben stabile sulle gambe.

Percorso alternativo

Questo passaggio può essere evitato con una diagonale altrettanto delicata sulla sinistra di chi sale, in direzione di una placca inclinata. Ma è cosparsa di detriti che rendono scivoloso e precario questo traverso, posto su un terreno sdrucciolevole. È difficile arrestare un’eventuale caduta, tanto da consigliare il più verticale ed esposto passo chiave.

Appena superato questo tratto la pendenza si attenua e senza più problemi la traccia supera le residue balze rocciose inclinate sino al segnale di vetta (inusuale ammennicolo con libro di vetta per le firme). La cima è un vero nido d’aquile. Tanto è esile e scosceso con infide pareti che strapiombano per varie centinaia di metri sull’opposto versante e il sottostante abitato di Wengen e poco oltre di Lauterbrunnen. Quest’ultimo è famoso per la limitrofa cascata dello Staubbach, una delle cascate più alte d’Europa, che si getta da un parete rocciosa alta circa 300 metri.

Discesa

Dalla vetta scendere per lo stesso itinerario della salita sino alla stradina sottostante percorsa in salita che riconduce al punto di partenza (ore 1).

MAURO CARLESSO E LODOVICO MARCHISIO