Un’escursione impegnativa tra natura incontaminata e panorami spettacolari: ecco l’itinerario da seguire a piedi dalla Val Germanasca verso il Grand Queyron

Il Grand Queyron svetta al fondo della Val Germanasca, al confine tra Italia e Francia. La via di salita più comoda e breve parte dalla valle Argentera, sfruttando la carrareccia che arditamente raggiunge le Grange del Gran Miol, poco adatta alle auto normali specie nell’ultimo tratto.

Dalla Val Germanasca verso il Grand Queyron: ecco l'itinerario a piedi

L’itinerario dalla Val Germanasca però è tutt’altra cosa

Un’escursione con la “A” maiuscola, al termine della quale il panorama ripaga della fatica spesa. Partendo da Torino, si raggiunge Ghigo di Prali passando da Pinerolo, Perosa Argentina e imboccando la strada per la Val Germanasca, lunga e tortuosa. Sono all’incirca 75 km.

Da Ghigo di Prali, 1456 m, proseguire per Giordano e imboccare una carrareccia abbastanza stretta, che dopo circa 4 km raggiunge la località Bout du Col (1698 m). Possibilità di parcheggio e acquisto di burro e formaggi al ritorno presso le “Miande” omonime.

Il fondo della strada non è dei migliori, ma con un po’ di attenzione è percorribile da tutte le auto. Lasciate alla sinistra (senso di marcia) la stradina sterrata ormai dissestata che prosegue in direzione del Lago Verde e del relativo rifugio. Scendete sulla destra (ovest) ad attraversare il torrente Germanasca su un ponticello di legno.

Il sentiero

Il sentiero prende subito a salire ripido sulla sponda opposta e con lunghi diagonali a mezzacosta, alternati a tratti più scoscesi. Si raggiunge un pianoro da cui si ha un interessante colpo d’occhio sul versante opposto della vallata, molto verde e pittoresco. Si avvicenda il verde più tenero dei larici con quello più cupo dei cespugli di rododendri e delle ontanelle, intervallati dai mille colori dei fiori.

La traccia percorre il bordo di una bastionata che incombe sul fondovalle sottostante, fino a raggiungere un secondo pianoro.

Si incunea a destra (senso di marcia) nel vallone del Clot della Rognosa (2204 m), lasciando alla sinistra il sentiero che prosegue in diagonale e in leggera discesa verso il Col d’Abries e il Rifugio del Lago Verde. Sovente in questa zona permangono residui di valanghe fino a stagione inoltrata.

Il tratto più impegnativo

Si attraversa un torrentello e si prosegue su terreno detritico fino a raggiungere e superare la cresta nordest della Punta Rasin, con risvolte sempre più ripide su pendii erbosi. Ridottosi a traccia, con tornanti più ampi e su sfasciumi, il sentiero si innalza fino a attraversare in direzione nordovest l’ampio e scosceso vallone che termina con la cresta tra la Punta Rasin e il Grand Queyron.

Con un’ultima e ripida salita si raggiunge il Passo Frappier (2891 m – 3,30 h circa). La desolazione del vallone di rocce degradate e di sfasciumi è interrotto qua e là dal giallo solare dell’arnica e dal profumatissimo genepì. Facili sono gli incontri con le marmotte, più rari quelli con i camosci.

Panorami mozzafiato

Dal Passo Frappier si segue più o meno fedelmente la cresta per tracce, in direzione sud (sinistra nel senso della marcia). Si scavalcano i ruderi di una casermetta su terreno erboso detritico e un facile salto di rocce rotte fino alla vetta (45 min. circa).

Qui una croce metallica e un panorama di prim’ordine, dal Monviso al Bric Boucie alla Punta Ramière alla Merciantaira, per citare solo qualche vetta. Motivazione valida per giungere fin qui, oltre ovviamente all’immersione in una natura incontaminata e in un silenzio rigenerante.

DARIA FAVA